venerdì 11 gennaio 2013

http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/SicurezzaLavoro/PrimoPiano/20130109_TU_coord_genn2013.htm

9 gennaio 2013
Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro Disponibile il testo coordinato nell'edizione gennaio 2013


http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/SicurezzaLavoro/PrimoPiano/20130109_TU_coord_genn2013.htm

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"La sicurezza è un investimento oltre che un diritto, non un costo"
Con il neoliberismo e la moneta debito non si può fare SICUREZZA

IT IS IMPOSSIBLE TO GET SAFETY AND SECURITY
WITH DEBT MONEY AND NEOLIBERALISM
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L'APPROCCIO ALLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO


Spesso nella valutazione del rischio ci si perde perché non si sa da dove cominciare, certamente la norma impone un passaggio che prevede la individuazione del rischio, la sua valutazione, la sua eliminazione, ove non è possibile l'eliminazione la sua riduzione, ed infine la presa di misure prima collettive e poi individuali per la protezione da questi rischi. Oggi quasi sempre i rischi sono quasi tutti classificati e normati  quindi se si applicano le norme giuridiche e tecniche applicabili all'impiego di fatto già si agisce sul "Rischio", rimane  quindi da intervenire sul "rischio residuo" ed il "rischio emergente" (non classificato). Il testo normativo 81/2008 già propone attraverso gli allegati una serie di misure per rischi classificati, cosa significa rischio classificato? In breve significa che quei rischi sono già stati valutati ed affrontati nel passato attraverso disposti normativi, attraverso norme tecniche, attraverso evoluzioni tecnologiche che di fatto già sono una riduzione del rischio se applicate. Si ricorda sempre che il rischio pari a zero non esiste, ciò significa che rimane sempre un "quantità di rischio" che viene definito appunto "rischio residuo". Naturalmente il rischio residuo è una valutazione tecnica e compararlo al "rischio accettabile" diventa difficile perché si cambia piano di riferimento poiché il "rischio acchetabile è una valutazione morale. Ma vediamo un primo approccio per neofiti. Come sappiamo nella formula R=PxD sappiamo che il R(Rischio) è tale solo quando il Pericolo incontra l'uomo con l'esposizione. Un pericolo che non incontra mai l'uomo non sarà mai rischio. L'esposizione quindi è il più grande fronte su cui lavorare nell'ambito della prevenzione. Il lavoro si concentra quindi sulla  P (Probabilità) dell'esposizione all'uomo, ne scaturisce che l'analisi del rischio parte dalla relazione che l'uomo ha con tutto ciò che lo circonda e fa durante la sua vita e in ambito specifico del lavoro durate le ore di lavoro. Sintetizziamo qui in sei macro settori come potrebbero dividersi gli ambiti di analisi per comunicare a realizzare le valutazioni dei rischi in "relazione" alla persona. Ambiente, Gli Altri, Organizzazione, Attrezzature, Macchine, Processi.
Ambiente
-Ergonomia
-Microclima
-Locali
-Illuminazione
-Lay Out
- Impianti
- Rumore
- Antincendio
- Vie di fuga
Interferenze /Gli Altri
-Affollamento
-Colleghi
-Dirigenti e Preposti
-Ospiti
-Clienti
-Ditte esterne
Organizzazione
-Stress
-Tempi di lavoro
-Orario di Lavoro
-Quantità di Lavoro
-PIani di Evacuazione
-Informazione
-Formazione
-Addestramento
ATTREZZATURE
-Scrivanie
-Sedie
-Scale
-Computer
-Secchi
-Seghe
-Trapani
-Compressori
-Penne
-Ecc
Macchine
-Muletti
-Auto
-Autocarri
-Gru
-Auto Gru
-Macchine per lavorazione
- Saldatrici di ogni genere
- Macchine da taglio di ogni genere
-Cancelli
- Carriponte
-Ecc.
Processi
-Metodi
-Protocolli
-Software di gestione
- Vettori
-Piani di lavoro
-Modelli di qualità
-Obbiettivi aziendali
-Ecc.
Si precisa che le macro  aree qui definite possono essere sono sovrapponibili per altri tipi di analisi ed è possibile anche un raggruppamento diverso da quello presentato, cosi come  l'elenco non è certo esaustivo ma certamente da un quadro quasi a 360° di come indirizzare l'esplorazione per la valutazione. Vi sono in letteratura anche una serie di Chek liste che aiutano a cominciare a fare una prima raccolta dei rischi potenziale facendo una prima anagrafe dei rischi per poi poterli valutare e quindi operare nella loro eliminazione e/o riduzione. Ogni singola voce di ogni macrosettore prevede una trattazione specifica dedicata che indaghi la tipologia di rischio e o la combinazione di più rischi. All'interno di queste macro-aree sussistono certamente i rischi classificati di cui ne ricordiamo alcuni: Rischio elettrico, Rischio Meccanico, Rischio Chimico, Rischio Biologico, Rischio caduta, Rischio Amianto, Rischio Sanitari, Rischio stress da lavoro correlato. La trattazione della valutazione sarà oggetto di un'altro articolo Giuseppe Turrisi

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IL CODICE DELLA SICUREZZA AZIENDALE



Cosa è il codice di sicurezza aziendale? In una azienda di un certo livello che ha un S.P.P. (Servizio di Prevenzione e Protezione) e applica un S.G.S. (Sistema di Gestione della Sicurezza) certamente ha una architettura della sicurezza notevole. Come si sa la sicurezza è un processo in evoluzione, si dice che la sicurezza non si ferma mai". In una architettura complessa oltre ai documenti canonici come il DVR (Documento di Valutazione del Rischio, già Piano di sicurezza), il "Piano di Emergenza", il "Piano di Evacuazione", il "Registro Antincendio" vi sono dei documenti accessori non certo obbligatori ma di rilievo che fanno capire la "qualità della sicurezza" (OSHAS  18000) che si opera in quella azienda. Immaginate di avere in un libro unico, spiegata la filosofia della sicurezza calata nella realtà aziendale, con raccolti tutte le procedure aziendali di tutti i reparti con una spiegazione generale una prefazione ed una spiegazione di tutti i protocolli reparto per reparto. Non sono molte aziende che arrivano ad avere questo documento ma chi ci arriva è certamente un professionista della sicurezza. Un libro che racconta e spiega tutta la filosofia della sicurezza ambientale come è stata, pensata come è stata attuata, come viene mantenuta ed aggiornata. Da non confondere con il DVR che può contenere gli stessi argomenti ma la chiave espositiva è diversa. Il codice di sicurezza aziendale diventa come un manuale della sicurezza aziendale, ma mentre il DVR potrebbe contenere delle notizie sensibili che non devono essere divulgare ed è uno strumento in mano al datore di lavoro, al RSPP, al medico competente, al RLS e a disposizione degli eventuali ispettori, il "codice della sicurezza" invece è un documento che dovrebbe essere in mano di ogni dipendente dell'azienda compreso tutta la parte dirigenziale a cominciare dal datore di lavoro. Giuseppe Turrisi
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CHIARIAMOCI SUL R.S.P.P


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Sempre più spesso c'è una confusione sull'acronomio R.S.P.P. in cui una errato significato può creare non poche difficoltà  oltre che fraintesi anche nello stesso svolgimento di tale ruolo. L'interpretazione errata di cui, senza motivo, ne gioisce il datore di lavoro, è quella che il R.S.P.P. sia il "Responsabile della Sicurezza", di fatto l'unico responsabile della sicurezza è solo i datore di lavoro. Il fatto che il RSPP abbia delle responsabilità in materia di sicurezza nello svolgimento del suo incarico è un'altra cosa ed è attinente al principio di "scienza, coscienza ed esperienza" ma non certo perché il RSPP sia il responsabile della sicurezza. La giusta interpretazione che vuole anche l'impianto normativo sulla sicurezza è quella di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione che è un'altra cosa. La funzione del R.S.P.P.quindi è un'altra. Il datore di lavoro furbetto di fatto ama delegare la funzione di "Responsabile della Sicurezza" ma questo non è possibile tanto è vero che il legislatore riporta in capo al datore di lavoro due attività non delegabili che sono la valutazione del rischio e la nomina del R.S.P.P. Perchè il legislatore impone al datore di lavoro la valutazione del rischio, perché lui e lui solo conosce il rischio aziendale, o ne è il primo interessato, in quanto proprietario, e quindi è in capo a lui la "responsabilità sulla sicurezza". Rimane ovvio che se il datore di lavoro svolge anche la funzione di RSPP cade su di lui tale responsabilità ma perché  anche datore di lavoro. Giuseppe Turrisi


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mercoledì 9 gennaio 2013

GUIDA INALI SULLA LAVORAZIONE DEL LEGNO



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giovedì 3 gennaio 2013

rischio da sovraccarico biomeccanico

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mercoledì 2 gennaio 2013

CASELLARIO CENTRALE INFORTUNI

 
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